“Quale dignità vale la pena difendere?” – Scuola di Politica 27.07.2026

“Quale dignità vale la pena difendere?” – Scuola di Politica 27.07.2026

“Quale dignità vale la pena difendere?” – Scuola di Politica 27.07.2026

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Quale dignità vale la pena difendere?”

Il 15 luglio scorso il Parlamento francese ha approvato la legge che introduce il “diritto all’aiuto a morire” legalizzando di fatto sia il suicidio medicalmente assistito che, in casi specifici, l’eutanasia per i pazienti affetti da malattie inguaribili. 

A ciò sembra aver fatto eco l’approvazione, il 23 luglio 2026, da parte dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia- Romagna, del progetto di legge che disciplina l’accesso al Suicidio medicalmente assistito (SMA).

In merito a quanto successo desideriamo individuare alcuni criteri interpretativi.

SMA ed eutanasia oggi individuano la direzione di una civiltà che non riesce più a desiderare la vita e il nucleo di ragioni che sostengono la richiesta di legalizzazione è quello di garantire la dignità alla persona sofferente. 

L’idea contemporanea di dignità coincide in qualche modo con l’autosufficienza e la qualità della performance: bisogna essere produttivi, autonomi, capaci di comunicare. Chi non riesce più a farlo perde progressivamente la propria dignità sociale. Questa concezione nega la dignità inalienabile e assoluta della persona trasformando il suo valore in ciò che gli altri le riconoscono. Una dignità che soccomba al riconoscimento sociale può essere estesa o ristretta a fisarmonica. E questo riconoscimento, oggi, lo si vuole affidare al pronunciamento delle regioni con le delibere attuative affinché sia di stato e gratuito.

Promulgare una legge non significa solo regolare una pratica di casi eccezionali ma nutrire un valore: è bene ciò che la legge dice.  Spesso la gente confonde ciò che la legge permette con ciò che la morale approva (era un argomento degli imputati al processo di Norimberga). Una civiltà che riconosce l’aiuto a morire lo fa perché rinuncia alla vita, rinuncia a curare, ad accompagnare il malato fino alla fine.

E’ evidente a tutti che, da un punto di vista economico e di sostenibilità del SSN, le cure palliative costino molto più di un’iniezione letale. Ma la dignità nasce altrove, nè dalla convenzione sociale nè dalla legge che la regola.  

E’ ragionevole ammettere che la vita umana non sia una libera scelta. Nessuno ha mai chiesto di venire al mondo. Essa è dono, non scelta. Per dirla con Lévinas in Totalità e infinito, «la nascita non scelta e impossibile da scegliere è il grande dramma del pensiero contemporaneo».

La dignità umana è totale, oppure non esiste affatto. Non ha gradi: non si è più o meno degni. 

SMA ed eutanasia cercano di introdurre una via di uscita all’illusorio sogno di poter disporre autonomamente di se stessi fino a distruggersi. Poiché non possiamo crearci da soli, poiché mentiamo a noi stessi e alla società quando diciamo che la salute è un diritto (la cura e non la salute è un diritto di ogni essere vivente) rivendichiamo la prerogativa almeno di poterci distruggere. E’ questo il triste fascino che queste pratiche esercitano sulle nostre società, perché rappresentano, in un certo senso, il culmine di una autonomia ultima.

È irragionevole rinunciare a sé stessi e alla vita quando non siamo noi a esserci voluti e a conoscerci in profondità.  

Crediamo che ogni sofferenza, anche la più disperata, possa essere accolta e accompagnata da un itinerario di cure palliative e lenita da un rapporto medico-paziente che conservi l’empatia e la solidarietà come filo che non può mai venir meno nella relazione umana. 

Questo è in linea con la storia e la tradizione delle nostre strutture di soccorso, di cura, di prevenzione che sono sorte nei secoli e alla ricerca scientifica che ha permesso di sviluppare approcci nuovi a nuove patologie. 

SMA ed eutanasia rappresentano un’inversione di tendenza minando la ragione di tutta la concezione dell’uomo e della storia che fonda il nostro popolo, la nostra cultura, la nostra ricerca scientifica, il nostro contributo ad una società inclusiva e pacifica

La sofferenza ed il dolore che l’uomo si trova ad attraversare personalmente o attraverso le persone che ama aprono esistenzialmente una domanda sincera sul senso dell’esistenza a cui occorre avere il coraggio di tentare una risposta

Occorre una compagnia nel dolore per poter vivere attraverso l’esperienza di essere ascoltato, accolto e abbracciato il senso del proprio esserci, in corpo e anima saldamente avvinte. Non è possibile separare la persona, affermandone solo un pezzo, anche se fortemente sofferente.

Siamo “un dato” a noi stessi, sempre e non solo all’inizio. Un “dato” non misurabile, un dato misterioso e sorprendente. 

Questo fonda la dignità di ciascuna persona nell’unicità del proprio esserci e del proprio cammino che è fatto di relazioni e di riscoperte del proprio valore.

Desiderare la vita significa considerarla come l’avventura dentro cui ciascuno può avverarsi e scoprirsi, dentro relazioni umane che scommettono su questo dono che la vita è. 

Ciascuno desidera questo aiuto.

Ferrara 27/07/2026

Scuola di Politica 

Fondazione Enrico Zanotti

 

Data e ora

27-07-26 @ 12:30 PM to
02-08-26 @ 12:30 PM
 

Location

Evento online
 

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