“Quando le persone vicine mi guardano cosa desidero che vedano guardandomi?” Introduce così Matteo Severgnini, rettore dell’Istituto Maria Caeli di Milano e responsabile degli ambiti educativi di Comunione e Liberazione, l’incontro che si è tenuto il 30 gennaio dal titolo “Essere in comunione per educare”, donando immediatamente con la sua spontaneità e precisione di significato un tono diretto all’incontro, incentrato sul senso dell’educare. Strettamente collegata a questo concetto è anche un’altra domanda che egli ha voluto porre a tutti noi presenti: “cosa vogliamo?”.

È importante capire, ci dice Matteo, cosa c’è all’origine dei nostri desideri per non fare in modo che la libertà personale, a partire da essere l’occasione di compiere una scelta di senso diventi un mare in tempesta di infinite possibilità dove è facile perdere il senso dell’orientamento. La metafora, infatti, dell’essere “barche in mezzo al mare” è stata d’aiuto a Severgnini per divulgare con più precisione questo concetto: “dobbiamo essere navigatori con un desiderio che è sapere dove andare”, ci dice. Sempre sulla libertà aggiunge che essa si muove e deve muoversi sempre per un preferibile, “altrimenti giriamo intorno al nulla”, e sottolinea come essa si muova sempre per un desiderio chiaro di soddisfazione della vita, ed è in questo che risiede propriamente il senso dell’essere navigatori. Il senso alla base dell’educazione, infatti, ha a che fare con il nostro compito, ed il nostro compito è e deve essere quello di educare noi stessi in primis a navigare con una bussola che indichi la verità, che viene incarnata da ciò che muove il nostro desiderio.

Alla base però di questo lavoro, ci dice Severgnini, non può esserci un soliloquio fine a sé stesso ed inefficiente, ma bisognerebbe fare affidamento alla dimensione comunitaria, unica vera linfa generatrice del senso della vita. “Per educare o si è dei geni o si è insieme. E si è dei geni proprio perché si è insieme”. Anche l’adulto, così come il ragazzo, ha bisogno di essere guardato a sua volta, e questo è possibile soltanto vivendo la scoperta del senso del nostro vivere con gli altri, che ce la ricordano di volta in volta. Nessuno può avere le risposte perfette che rispondano alla missione educativa, neanche l’adulto, ma ciò che quest’ultimo può proporre è di creare una strada, un cammino accompagnato, dove è implicito il messaggio “cammina con me”.
In occasione dell’incontro con Matteo Severgnini, sono stati molti gli insegnanti che hanno portato la loro testimonianza di questo concetto. Tra questi emergono le voci degli educatori dell’Associazione genitori coinvolti in “Family district”, promosso dal comune di Ferrara e Ferrara Eventi, il quale lungi da essere un progetto ha preso la forma e la sostanza di una vera e propria casa aperta alla città, uno spazio di relazione e costruzione, di costruzione appunto perché di relazione. Nell’intervista anticipatoria dell’evento, Enrichetta Corazza, presidente dell’Associazione genitori Luigi e Zelia Martin, ha raccontato come questo nuovo percorso che Family district ha messo in luce sia una nuova possibilità di confronto che svolga il fattore comunitario come metodo che valorizza la natura relazionale della persona umana.

Afferma infatti Enrichetta nell’intervista: “Dal confronto comune emerge come l’essere umano, oggi sempre più ripiegato su una ricerca di autonomia, sia invece un essere sociale che, se rilanciato e corretto all’interno di relazioni significative, può diventare soggetto di proposte costruttive per tutti.” Viene sottolineato infatti, come sia sempre più urgente oggi l’esistenza di luoghi stabili e permanenti che rendano vivibile ogni giorno la possibilità per i giovani di capire chi sono, com’è fatto il loro cuore, per cosa valga la pena vivere e spendere la vita stessa. L’incontro con Severgnini è stata la possibilità di tutti di dedicare del tempo a questo tema, e di ricordare ai ragazzi e agli adulti che senza una guida e un percorso condiviso la via verso la conoscenza di sé stessi e del mondo che abitiamo è impossibile.

